Gianmarco Busetto, scrittore, drammaturgo e performer, vive a Marghera (Venezia).
Scrive un po' per vocazione e un po' per fame.
Ogni suo lavoro indaga il rapporto tra individuo e contemporaneità .
Farmacia Zoo:È non è una Farmacia
Farmacia Zoo:È non è uno Zoo
Farmacia Zoo:È non è omologabile
Le sovrastrutture, create per lo più da necessità burocratiche ed economiche, da realtà istituzionali spesso stanche ed asfittiche, fuorviano sovente il nostro modo di comunicare, lo condizionano, lo riducono a schemi precostituiti.
Farmacia Zoo:È, attraverso la performance, sia essa teatrale, video, grafica, letteraria o musicale si prefigge lo scopo di Comunicare in presa diretta per raggiungere l’essenziale percezione del bisogno.
Farmacia Zoo:È, forte di un’urgenza primitiva, indipendente da mode o tendenze, e proprio per questo legata a doppio filo ad una contemporaneità in perenne divenire, comunica e trasmette le proprie idee in modo nuovo, personale, diretto, lontano dall’obsoleto filtro del preconcetto.
Farmacia Zoo:È non impone idee, non presenta mode, semplicemente, suggerisce percorsi alternativi al vuoto.
La contemporaneità è il punto di partenza di un’analisi e di un’indagine artistico-culturale, tramite la quale, scavando a ritroso e lavorando di sottrazione, punta a svelare la vera essenza dell’individuo.
Di cosa realmente necessita l’essere umano del XXI secolo?
Cosa realmente lo emoziona?
E, di contro, a cosa, invece, è stato educato ad ambire, a desiderare?
Quali sono i suoi bisogni fittizi?
Quali quelli reali?
Qual è la sottile linea che separa la necessità dall’opulenza?
Queste poche domande fungono da perno alla nostra poetica d’indagine (o indagine poetica), perno attorno al quale orbitano riflessioni, ricerche, azioni e, a volte, silenzi.
Farmacia Zoo:È è una rete, un collettivo di artisti e creativi uniti dalla voglia di non soggiacere alle modalità costituzionali che normalmente regolano visibilità e possibilità d’espressione.
Creare la propria opportunità per creare le altrui opportunità . Questo il nostro modus operandi.
Farmacia Zoo:È è una piattaforma aperta, in perenne divenire.
Farmacia Zoo:È oggi è:
Gianmarco Busetto
Anna Novello
Carola Minincleri
Luca Nichetti
Enrico Corradini
Max Giolo
UN’IDEA DI PERFORMANCE
di Gianmarco Busetto
Ciò che scrivo e ciò che metto in scena riguarda la contemporaneità , i suoi usi, i suoi costumi, le malattie, le gioie, i bisogni fittizi e quelli reali.
L’etica, la morale e il gusto che una persona trova nei miei spettacoli non sono necessariamente quelli dell’artista ma quelli che l’artista ha individuato come propri della società in cui è immerso.
Chiunque veda uno spettacolo come “Pornografieâ€, ad esempio, spesso resta deluso, attendendosi dalla messinscena un’ aperta contestazione all’argomento trattato, spesso militante, e talvolta, addirittura delle risposte ai quesiti che intrinsecamente lo sviluppo dell’opera crea in chi la segue.
Nessuna risposta troverà mai chi viene a vedere i miei lavori. Nessuna militanza apertamente schierata.
Quello che mi piacerebbe poter fare è, semplicemente, creare dei percorsi alternativi al vuoto.
La differenza tra chi vive e chi invece si limita ad esistere è, a mio avviso, la capacità di porsi delle domande.
Ed è questo, non senza un pizzico di immodestia, che credo le mie performance riescano a fare.
Se con successo o insuccesso sarà poi il pubblico a decretarlo.
A me non interessa piacere, essere gradevole, intrattenere, né tanto meno fare teatro in senso stretto.
Ciò che muove la mia ricerca è l’emozione che provo nella disamina del mondo che mi circonda, senza ricami di parole, senza l’affannosa e asfissiante ricerca del “bello†scenico, ma unicamente filtrata dalla mia sensibilità e da quella degli artisti che lavorano spalla a spalla con me e che, con me, condividono uno sguardo critico e attento sulla contemporaneità .
Le mie performance vogliono essere niente di più che uno specchio, un doppio specchio, di cui un lato è rivolto al pubblico e l’altro rivolto all’autore.
Come in tutti gli specchi, nelle rappresentazioni dei miei lavori l’immagine riflessa non è mai esattamente reale ma una rappresentazione della realtà sensibile alla percezione e all’emotività di chi guarda.
Credo sia capitato a tutti, almeno una volta, un giorno, di guardarsi allo specchio e di vedersi terribilmente belli e magari, il giorno successivo, dannatamente brutti.
La cosa singolare è che comunque il soggetto riflesso eravamo nel bene o nel male sempre e comunque noi stessi, immutati: stessi capelli, stessi occhi, stesso naso, stessa bocca… solo, magari, con umore differente e con differente sensibilità nell’approcciarci alla nostra immagine.
Non vi è dunque moralismo super partes, né pretesa di soluzioni definitive in nessuno dei miei lavori, solo una riflessione che può essere accolta, ora con favore, ora con fastidio e che rimette il proprio giudizio alla coscienza di ognuno.
L’artista scolpisce la cornice e livella le superfici, il resto è arbitrio dell’occhio e dell’anima di chi fruisce.
Io non faccio teatro, semmai prendo in prestito spazi e principi del teatro, per rappresentare scenicamente il mio sguardo sul mondo.
Naturalmente per farlo non posso limitarmi ai mezzi teatrali convenzionali, sarebbe una privazione assurda e castrante dell’infinita gamma di mezzi espressivi che l’epoca delle contraddizioni e della sovraesposizione comunicativa mette a nostra disposizione.
La questione teatrale è lunga e complessa ma, per quel che mi riguarda, mi limiterò ora a citare poche parole di Pier Paolo Pasolini che riassumono in modo sublime la mia visione del “Teatro Novità †che tutti suppongono di cercare.
Dice Pasolini:
“Il teatro che vi aspettate, anche come totale novità , non potrà essere mai il teatro che vi aspettate. Infatti, se vi aspettate un nuovo teatro, lo aspettate necessariamente nell’ambito delle idee che già avete; inoltre, una cosa che vi aspettate in qualche modo c’è già …
…Ma le novità , anche totali, come ben sapete, non sono mai ideali, sono sempre concrete.
Quindi la loro verità e la loro necessità sono meschine, seccanti e deludenti: o non si riconoscono o si discutono riportandole alle vecchie abitudini.
Oggi dunque, tutti voi vi aspettate un teatro nuovo, ma tutti ne avete già in testa un’idea, nata in seno al teatro vecchio…
A chi mi taccia di eccessivo citazionismo rispondo, serenamente, che ha pienamente colto nel segno. Mettere in scena la contemporaneità significa studiare il percorso storico che, passo dopo passo, ha portato ad oggi, al mio tempo, al nostro tempo.
Un tempo dove è necessario, per sopravvivere, poter riconoscere ed usufruire della memoria e, al contempo, avere la libertà di esercitare il diritto all’oblio, ove e quando lo si ritenga necessario.
L’esasperato citazionismo, la sovraesposizione visual testuale, la castrazione della poesia e il bisogno latente che si ha di essa, sono parte della contemporaneità ed è per questo che compaiono in modo così forte in ognuno dei miei lavori.
In tutto ciò che faccio non vi è nulla di rassicurante, non vi è nulla di legato al concetto estetico e strutturale di bello.
Il bello e il rassicurante stanno unicamente nella passione, nel modo e nell’attenzione con cui io e tutti i membri di Farmacia ci approcciamo a questo tipo di lavoro.
Nel nostro impegno.
Nella professionalità con cui ci apprestiamo a centrare obiettivi comuni.
A chi schifa il nostro lavoro, dico quindi: Grazie.
Grazie per aver reso critiche e reali le domande che corrispondevano ai nostri obbiettivi.
A chi ama il nostro lavoro, dico invece: Grazie.
Grazie per aver reso critiche e reali le domande che corrispondevano ai nostri obbiettivi.
A chi ci ignora invece dico: Fate bene!
Voi che potete, preservate il vostro fegato, il vostro cuore, i vostri occhi, il vostro cervello, il vostro stomaco e la vostra bile.
I miei, i nostri, sono già sufficientemente deteriorati per poter, in qualche modo, tornare indietro.